lunedì 20 giugno 2016

IV Area Atac, i limiti imposti sull'Aspettativa non retribuita

Nel giorno in cui la Capitale festeggia l’avvento della grillina Virginia Raggi, promossa a Sindaco di Roma, altre piccole, ma non meno rilevanti, realtà vengono a galla in quel dell’Azienda Trasporti di Roma, la mia patria lavorativa, un’azienda che è stata luogo di accadimenti PIU’  o meno discutibili da parte

dell’amministrazione e del settore dirigenziale, figlio di Parentopoli e di continui cambi di posizione in vista di scelte politiche e sindacali, scelte che hanno in quasi sempre eluso la volontà del lavoratore emarginato nei settori più disparati tra i quali spicca per eccellenza la IV Area, i quasi 500 dipendenti che operano nella “Mobilità” Atac, gli “invisibili”, figli della noncuranza e degli indegni accordi sindacali  che hanno permesso negli anni una dequalificazione progressiva sino alle condizioni attuali: parliamo degli ex dipendenti della miriade di società che un tempo gestivano i parcheggi a pagamento di Roma,
confluiti nella Sta, poi assorbita da Atac: Parliamo degli ex dipendenti della Erg, la società che gestiva il sistema dei bigllietti di Atac, parliamo degli assunti negli anni 2003 e 2004 con il parametro “minimo” 116 che ad oggi hanno toccato con mano l’inaccessibilità di una riqualificazione contrattuale e di un improbabile iter carrieristico che porti alla fuga da un parametro che mortifica anche il lavoratore meno abile.


Tra questi “bassi” spicca oggi, mi perdonerete l’ossimoro calzante, un fatto che ha coinvolto la mia persona, anche io figlia “invisibile” dell’Azienda Trasporti, dipendente presso la IV Area, reduce da un accadimento ancora in fase di accertamento circa le modalità di gestione da parte dell’amministrazione ma certo nell’esito, negativo dopo una richiesta di aspettativa di un mese presentata su carta i primi giorni del mese di maggio 2016 e negata verbalmente dopo lo scadere dei termini a seguito di miei svariati appelli antecedenti a tale data, passati inosservati a causa di protocolli ritardatari e fogli perduti nel lungo iter da quel del luogo di lavoro agli uffici siti in Via Prenestina.  Un’aspettativa negata, sembra, per ritardi nelle tempistiche e un invito quindi a formulare, in forma scritta presso gli uffici amministrativi, una richiesta di aspettativa ex novo per una data fattibile, trovata poi nel 20 di Giugno.

I 6 mesi concessi, dietro verifica aziendale, alle migliaia di dipendenti Atac, previsti da contratto possono essere defini in altri termini come “l’abbandono dell'attività lavorativa per un determinato periodo di tempo( senza per questo perdere il posto) è previsto dalla Legge che permette al  lavoratore di poter richiedere al proprio datore di lavoro un periodo di aspettativa la cui durata è stabilita dalla legge stessa e durante il quale non ha diritto alla retribuzione ma solo alla conservazione del posto di lavoro”.

Segue così che anche per questa mia nuova richiesta una lunga attesa in cui il giorno di inizio aspettativa si avvicinava senza una riposta scritta né verbale.
E’ stata mia premura contattare chi di competenza per ricevere un esito, dato per certo verbalmente il giorno in cui è stato presentato presso gli uffici ma negato sempre verbalmente a scadenza dei termini il 20 Giugno, data di inizio decorrenza dell’aspettativa richiesta.
Ed è qui che entra in gioco ancora la sfortunata IV Area, l’unica sembra ad essere discriminata nelle modalità dell’aspettativa stessa che non può venire frazionata (avevo già usufruito in passato di 4 mesi dilazionati) secondo il nuovo contratto che porta la data del 2013.

Chiaro quindi che i due mesi di aspettativa rimanenti sono perduti senza se e senza ma.

Un pensiero va inevitabilmente ai miei fratelli di battaglia, agli emarginati della IV Area, prigione dalla quale oggi sembra impossibile evadere, luogo in cui vengono messe in atto discriminazioni senza eguali.
Chi riuscirà a portare avanti la nostra bandiera? Si attendono volontari che riescano a gridare il nostro credo senza abbassare la testa di fronte ad ostacoli e vessazioni.

Ci vuole coraggio e spirito da guerriero.

Io sono pronta e voi?



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